Catania, 31 maggio 2008
Personalmente credo che l’arte, anzi proprio l’opera d’arte, sia un luogo (probabilmente non luogo)
nel quale incontrarsi per discutere, crescere nella cultura per favorire la creazione di una società nuova.
Se è vero come è vero che l’arte, produzione umana, è totalmente immersa nel flusso della vita ed è,
quindi, un momento dell’esperienza vivo e vitale con cui relazionarsi, deve avere una ricaduta immediata
nel benessere sociale.
I dati Istat e i dati del Ministero per i Beni e le Attività culturali mostrano un incremento di circa 8
milioni dei fruitori d’arte per il decennio 1996-2005: esistono quindi e sono interessati anche se a
volte sembra che le loro aspettative emotive e cognitive relative ai consumi culturali siano deluse.
A mio parere è compito dello Storico dell’Arte diffondere in ambiti sempre più ampi di un pubblico
interessato seppur non specialista, l’attività esegetica e interpretativa riservata per lungo tempo
agli ambienti accademici ponendosi come mediatore tra il mondo che deve sapere, e un mondo che vuole
sapere senza rifugiarsi nel topos abusato e fuorviante della presunta capacità comunicativa della vera
opera d’arte e senza attribuire tout-court al fruitore la mancata comprensione del linguaggio artistico.
Per affrontare lo studio dell’opera d’arte per spiegarne il significato o, meglio, per consentire che se
ne possa percepirne e introiettarne l’idea, occorre invece una educazione: soltanto attraverso
l’apprendimento e l’apprezzamento di un linguaggio specifico ma non ineffabile, attraverso una serie di
strumenti storici e critici si diffonde la conoscenza storica dell’arte ma, fatto più importante, si
coglie il suo portato di pensiero e la sua capacità di stabilire una relazione tra le cose e l’uomo,
tra l’uomo e il mondo.
Una fruizione consapevole ed integrata del patrimonio culturale è d’altronde la sintesi del Convegno
nazionale promosso nel 2004 dalla Federazione italiana per l’educazione continua che definisce
protagonisti e non visitatori coloro che cercano un contatto diretto con il patrimonio artistico.
Conosco personalmente Elena La Verde come artista e come donna di cultura. È stata una mia alunna
(tardiva ma appassionata) dell’Accademia di Belle Arti di Catania e abbiamo spesso discusso le complesse
problematiche inerenti all’Arte.
Spero che la sua grande versatilità unita alla sua testarda volontà di creare la Fondazione La Verde-La
Malfa possa servire per avviare un percorso di educazione permanente che, insegnando a costruire
attraverso le opere d’arte un nuovo modo di guardare le cose contribuisca a promuovere un benessere
individuale e collettivo.
Giuseppina Radice