Catania, 30 maggio 2008
La Fondazione La Verde – La Malfa voluta dalla meta-artista Elena La Verde a San Giovanni La Punta
(Catania), inserita in un incantevole parco, non vuole essere solamente un “museo” della natura,
ma un pezzo di realtà: incontro tra paesaggio e ciò che l’uomo attraverso la sua artisticità è capace
di esprimere sotto forma di scultura, pittura, installazione, ecc.
Convinto come sono (dopo quasi quaranta anni di vita artistica come gallerista attraverso la storica
attività degli anni ’70 con la New Gallery di Catania, per arrivare fino a oggi come operatore attivo
dell’Associazione Culturale SPAZIOVITALEin), che la poesia e l’amore del fare siano il catalizzatore
indispensabile del risveglio dell’uomo alla coscienza attiva che lo circonda, la Fondazione La Verde –
La Malfa si propone come dispositivo di percezione sensoriale e di riflessione attiva attraverso spazi
dedicati che invitano a scoprire ex novo e a sperimentare i concetti fisici e mentali del parco
(nel quale attualmente abitano le installazioni di Elena La Verde) e della pinacoteca che raccoglie
attualmente la collezione La Verde e che saprà nel tempo arricchirsi con le opere che la Fondazione
riceverà e che sapranno riempire ancor più di senso quegli spazi.
L’arte “pubblica” che auspico si voglia far abitare all’interno del parco dell’arte, crede
nell’ortodossia dei messaggi proponibili o nella “contaminazione”: concepire in ultima analisi l’arte in
una prospettiva trasversale, che sappia raccontare i nostri giorni e rappresentarci immersi nelle mille
contraddizioni nelle quali viviamo.
Quello che più ha saputo emozionarmi dalla visita della Fondazione La Verde-La Malfa, anche nell’ottica
di futuri orizzonti artistici perseguibili nei quali far convergere anche l’esperienza di settore mia e
di altri amici amanti del bello e del serio, è vedere un parco strutturato per ospitare in una varietà di
spazi e circuiti espositivi, le sculture e installazioni d’arte “coetanea”; concepire un vero e proprio
manifesto della scultura pubblica e della sua integrazione organica con l’architettura del sito naturale.
Ambiente, cultura, memoria partecipano a un unico processo che converge nell’architettura dell’ascolto,
ovvero di quella architettura che vive depositata nei cervelli di ciascuno di noi, rendendo l’osservatore
come parte integrante della descrizione che egli fa di ciò che ha osservato. Un plauso a chi ha lavorato
a questo lodevole progetto che accende una luce in più sulla nostra Isola, dove amo vivere perché fonte
inesauribile di genialità viva, fresca e intelligente: natura-l-mente Elena.
Pippo Vitale